Sindrome Metabolica

SALUTE: QUEL BENESSERE PSICOFISICO DAL QUALE CI ALLONTANIAMO SEMPRE PIÙ

Abbiamo scelto questo argomento, la Sindrome Metabolica (o plurimetabolica), perché negli ultimi trent’anni questo fenomeno, che in verità è un insieme di patologie, sta dilagando a dismisura. Si calcola, infatti, che circa il 25% della popolazione italiana, cioè una persona su quattro, presenta o presenterà tutti i criteri per entrare in questa sindrome, anche perché generalmente la Sindrome Metabolica risulta presente già da molti anni, a volte addirittura fino a dieci, prima della diagnosi da parte del medico. L’espandersi del “benessere” con i suoi prodotti alimentari industriali, causa un enorme aumento delle patologie legate all’ insulino resistenza, e secondo le stime, nel 2010, ci saranno più di 220 milioni di persone con il diabete di tipo due in tutto il mondo. In Italia si spendono circa 23 miliardi di euro per problematiche legate all’obesità, ma è particolarmente importante sottolineare che, nonostante lo sforzo economico, la Sindrome Metabolica resta la prima causa di morte in Italia. Il termine “Sindrome Metabolica” sembra risalire agli anni cinquanta, ma è divenuto di uso comune solo negli anni 70, e dobbiamo arrivare al 1988 per avere una vera e propria definizione completa, quando cioè Gerald Reaven indicò la sindrome come manifestazione simultanea di:
  • insulino resistenza
  • iperinsulinemia
  • stati pre diabetici seguiti da diabete di tipo 2
  • dislipidemia
  • obesità centrale
  • iperuricemia (Gotta)
  • ipertensione arteriosa
e ad essa fu associata un’ aumentata incidenza di cardiopatie ischemiche. Grazie a questa definizione ed ai numerosi studi , la sindrome viene oggi chiamata anche “Sindrome Reaver” in suo onore.

Ma come possiamo identificarla meglio ?

La Sindrome Reaver può essere scomposta più chiaramente in vari fattori principali:
Primo fattore Circonferenza vita uomini oltre i 102 cm donne oltre 88 (94 cm uomini – 80 donne, secondo fonti americane)
Secondo fattore Circonferenza vita uomini oltre i 102 cm donne oltre 88 (94 cm uomini – 80 donne, secondo fonti americane) - Ipertensione arteriosa oltre 130/85 mmHg
Terzo fattore Valori di colesterolo HDL (buono) inferiori a 40 mg/dl nell’ uomo e di 50 mg/dl nelle donna
Quarto fattore Glicemia oltre 110 mg/dl
Quinto fattore Trigliceridi oltre 150 mg/dl
Sesto fattore Indice di massa corporea oltre i 30 (rapporto peso/altezza, B.M.I.)
Dal punto di vista medico, possedere tre di questi sei fattori, è sufficiente per avere una diagnosi di Sindrome Metabolica e, con buona probabilità, essere infelici possessori di un biglietto di sola andata per il diabete di tipo 2. E come ultimo fattore, ad aggravare il tutto, troviamo l’età, determinante negli uomini al di sopra dei 40 anni, e nelle donne dai 50 anni in poi.

Ma da dove parte il tutto ?

Non è affatto retorica, ma tutto parte dalla società moderna che, con il suo stile di vita abnorme e contraddittorio, sta cercando in tutti i modi di scardinare più di due milioni d’anni di evoluzione umana, fatta da altrettanti milioni d’anni di adattamenti e selezione genetica. L’ agricoltura esiste da 10.000 anni, ma questo tempo, che può sembrare un’ eternità, non è affatto sufficiente, a livello evolutivo, a determinare un adattamento per la nostra specie; figuriamoci allora se il cambiamento radicale dello stile di vita e l’arrivo dei prodotti industriali (non dimentichiamo che tutto il cibo viene lavorato industrialmente, non solo le merendine), che ha completamente cambiato il nostro modo di vivere e alimentarci negli ultimi 50 anni, può esser stato assimilato anche dal punto di vista genetico? Questo, unito alla mancanza di movimento, su cui invece l’evoluzione umana si è sempre basata, ha prodotto e produrrà effetti devastanti per la salute dell’uomo; la Sindrome Metabolica ne è il più chiaro esempio. L’uomo per milioni di anni ha basato la sua vita su un ciclo simile: Nella prima fase si spostava in cerca di selvaggina cibandosi di bacche, radici, piccole uova,ecc., tutte cose con un basso indice glicemico. Nella seconda fase, uccisa la preda, quasi sempre con grande sforzo fisico, ne mangiava la maggior quantità possibile ( il posto più sicuro era la pancia, non certo il frigorifero di casa!) La terza fase consisteva nel riposo più assoluto: non c’ era motivo di fare altro visto che la pancia era piena. Dunque vi era un ciclo di raccolta, caccia, riposo assoluto, e non dimentichiamo che i periodi in cui la disponibilità di cibo era scarsa erano frequenti. Pensiamo ad oggi: La prima fase consiste, nella peggiore delle ipotesi (cioè dispensa vuota), in uno spostamento in macchina fino al supermercato, dove facciamo comodamente la spesa; sforzo che alla fine viene ripagato con un trancio di pizza e una birra, piuttosto che le patatine fritte, procurandoci un picco glicemico da monte Everest. Nella seconda fase attingiamo quotidianamente e a più riprese alla scorta di pasta, pizza, pane e merendine varie che abbiamo comprato, facendo salire la nostra glicemia dall’Everest al K2. La terza fase è invece rimasta pressoché identica: riposo assoluto a pancia piena, con l’unica variante di un bel divano al caldo d’inverno e al fresco in estate (per non sprecare inutilmente calorie in regolazione termica). Al di là delle anche troppo facili ironie, questi elevatissimi e frequenti picchi glicemici causano al nostro organismo danni devastanti; certo non in un giorno o un mese, ma in 10 – 20 – 30 anni, a seconda della capacità tampone individuale del nostro organismo. Credere che con una grande quantità di cibo a disposizione in ogni momento della giornata si possa vivere una lunga vita in salute, è semplicemente deleterio. L’insorgere delle malattie metaboliche nell’uomo coincide con l’invenzione dell’agricoltura, e il conseguente utilizzo eccessivo da parte dell’uomo di cereali/zuccheri ad alto indice glicemico per alimentarsi. Fin quando la disponibilità personale era scarsa e il lavoro fisico era molto e pesante, il problema è rimasto marginale, o a esclusiva di faraoni, nobili ecc (come le ricerche archeologiche sembrano confermare). In tutto questo quadro evolutivo, consideriamo anche che gli animali che alleviamo per mangiarne la carne vengono nutriti principalmente a cereali, ma, loro come noi, si sono evoluti mangiando tutt’altro e vivendo in modo diverso. Questo non moltiplica evidentemente i rischi per l’uomo?

Ma perché è cosi difficile avere un’alimentazione sana ed equilibrata visto che possiamo scegliere cosa mangiare ?

Il problema sta appunto nel perché possiamo scegliere. All’interno del nostro cervello, più precisamente nell’ippocampo, cioè la parte più antica, abbiamo un meccanismo istintivo che, di fronte ad un tavolo su cui abbiamo apparecchiato diversi tipi di cibo, ci fa scegliere inconsciamente il più calorico, (ad esempio, tra lasagne e carote, opteremo senz’altro per le prime). Ecco spiegato il perché è tutt’altro che facile rinunciare a certi tipi cibi, e bisogna tener presente che oltretutto questo meccanismo non è una prerogativa umana; per fare un esempio, il leone mangia prima il grasso della sua preda, cioè la parte con più calorie. Nessun vivente su questo pianeta, ad eccezione dell’uomo, è cosi “stupido” da accettare una situazione volontaria di restrizione calorica, perché in natura sarebbe un comportamento autolesionista. Basta questo dato per comprendere il perché del fallimento delle diete: esse non fanno parte del nostro istinto, per decenni ci hanno propinato diete ipocaloriche e basso tenore di grassi… Solo la consapevolezza personale che deriva in buona parte da una corretta informazione scientifica ci può aiutare, ma quasi sempre quest’ ultima viene meno, visto che gli interessi economici hanno sempre la prerogativa su tutto. Un esempio: farine di tipo 0 e 00 sono alla base dei prodotti industriali che quotidianamente consumiamo, influenza i livelli di zuccheri nel sangue esattamente come lo zucchero da tavola…Ma voi mangereste mai mezzo chilo di zucchero da solo?

Obesità centrale e insulino resistenza…

Il tutto sembrerebbe partire dall’obesità viscerale (il grasso sull’addome), cioè la cosiddetta “pancetta” che spesso guardiamo con un sorriso indulgente o che consideriamo essere solo un problema estetico, e non ciò che è in realtà: una minaccia alla nostra salute! Questo tipo di adipe, infatti, a differenza dell’altro grasso presente nel nostro organismo, ha funzioni endocrine, cioè libera nel torrente ematico grandi quantità di acidi grassi liberi (FFA), e nel corso del tempo può portare all’instaurarsi della resistenza all’insulina; questo porta a diverse conseguenze, che possono sfociare in ipertensione, dislipidemia e ridotta tolleranza al glucosio; le quali a loro volta possono causare disfunzioni e danni all’endotelio vascolare e portare ad infarto, ictus e aterosclerosi. Alcuni dei principali effetti dell’insulino resistenza:
  • L’insulino resistenza: porta ad ipertensione, poiché l’iperinsulinemia aumenta il riassorbimento renale di sodio e acqua, quindi aumenta il volume plasmatico e si verifica un aumento della pressione.
  • L’insulino resistenza: porta ad avere un’ iperglicemia, (concentrazione di glucosio elevata nel sangue) la quale aumenta lo stress ossidativo e la formazione di radiali liberi, che interagiscono distruggendo le cellule beta del pancreas, riducendo così la produzione di insulina e portandoci in pieno stato diabetico.
  • L’insulino resistenza: sappiamo anche che l’iperglicemia produce seri danni alla retina quando è presente da più di 20 anni.
  • L’insulino resistenza: altra conseguenza molto dannosa è la glicazione proteica non enzimatica delle proteine a lunga emivita (reazione di Maillard). L’ insistenza su di una alimentazione ipercarboidrata, infatti, porta alla formazione dei prodotti terminali della glicazione avanzata (AGEs - Advanced Glycosilation End Products) che si legano a proteine importanti come il collagene, l’emoglobina, l’albumina, ecc. alterandone la funzione, in pratica gli zuccheri si leggano alle proteine e funzionano come una colla, rendendo i tessuti rigidi e con funzionalità ridotta.
  • L’insulino resistenza provoca un aumento dei trigliceridi, una diminuzione del colesterolo HDL ( buono ) ed un aumento del colesterolo LDL ( cattivo ).
Quindi l’obesità centrale svolge anch’essa un ruolo chiave per l’iperglicemia, in quanto aumenta gli acidi grassi liberi (FFA), che verranno utilizzati dal muscolo al posto del glucosio, che resta in circolo causando iperglicemia. Inoltre il grasso viscerale produce TNF (Tumour Necrosis Factor-alpha: è una citochina pro-infiammatoria che viene sintetizzata da diversi tipi di cellule in risposta a stimoli infettivi o infiammatori), il quale può arrecare danno all’endotelio vascolare e causare aterosclerosi. È evidente da questi dati che la modifica dello stile di vita giochi un ruolo fondamentale nella genesi della Sindrome Metabolica, come è fondamentale avvalersi dell’aiuto di figure professionali come Personal Trainer, Medico, Dietista in quanto la loro funzione di educatori oltre che tecnica, può essere di grande aiuto.

Cosa è la resistenza all’insulina ?

Diciamo anzi tutto cosa è l’insulina: è un ormone che, tra le tante sue funzioni, ha quella di chiave che apre la porta della cellula, in modo tale che il glucosio possa entrarvi e svolgere la sua funzione all’ interno della cellula stessa. Alcune persone (anche non diabetici, sia chiaro) pur producendo quantità sufficienti di insulina (anzi alle volte questa è perfino eccessiva) non riescono ad utilizzarla nel modo corretto, appunto perché la cellula resiste all’insulina e di conseguenza non permette al glucosio di entrarvi, cosicché esso rimane nel torrente ematico, e l’insulina diventa poco efficace nella sua azione. L’organismo, per correre ai ripari, produce un quantitativo di insulina sempre maggiore, cosa che alla fine non fa che peggiorare la situazione, portando le isole di Langerhans (le produttrici di insulina) ad esaurirsi, fino al diabete di tipo 2.

Eppure la vita media si è allungata…

La vita media in Italia è oltre i 80 anni: questo sembra un buon risultato di per se’…Ma esaminiamo il dato statistico in maniera intrinseca e non come un semplice numero. 80 anni di vita; ma negli ultimi 20 qual è la qualità della mia vita? Quando ho 70 anni sono in casa di riposo su di una sedia a rotelle e guardo il parco sottostante, o sono nel parco sottostante a fare la mia corsetta mattutina? E’ banale dire che le due situazioni sono molto diverse. Poi abbiamo i farmaci che ci vengono in aiuto, anche se cadere nell’ abuso è frequente, visto poi che chi li produce ha tutto l’interesse che sia così, e la tv ci ricorda ogni giorno che c’è una pillola per qualsiasi problema. Anche per il medico è più facile prescrivere una pastiglia per abbassare la pressione, che aiutare a correggere lo stile di vita di una persona che non ha nessuna voglia di cambiare le proprie cattive abitudini; ed è curioso anche il fatto che si investano miliardi sulla ricerca per il cancro e che lo stesso stato ci venda le sigarette, no ? Quindi ora abbiamo case confortevoli, non abbiamo orsi che ci vogliono mangiare, abbiamo gli antibiotici (a patto di usarli solo quando sono strettamente necessari), e via discorrendo, tutte belle cose che ci aiutano a vivere più a lungo; ma voi siete sicuri che non si possa fare di meglio? E che quei 80 possano essere di più ma soprattutto di una qualità molto superiore dopo i 60 anni? Secondo noi sì, ma purtroppo Einstein sembra aver ragione per l’ennesima volta…
Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi. (Albert Einstein)

Colpa del “BENESSERE” o della genetica ?

Ē forse questo il punto cruciale di tutto l’articolo: è la nostra genetica a decidere che tipo di malattie ci colpiranno durante la vita? È, cioè, colpa del nostro DNA se dovremo essere costretti a bucarci tutti i giorni per iniettarci dell’ insulina a causa del diabete di tipo 2 ( a volte anche in giovane età), piuttosto che morire d’infarto a 40 anni, o di vari tipi di tumori e altre malattie, oppure possiamo fare davvero qualcosa per evitare tutto questo? sempre più spesso ho come l’impressione che la gente comune, la maggior parte sedentari o fumatori incalliti (i classici che, magari dopo il settimo bicchiere di vino giornaliero, dicono di non voler vivere da malati per morire sani), tendono a dare la colpa dei loro acciacchi o delle loro malattie esclusivamente alla genetica. In realtà le cose non stanno proprio cosi. Come sapranno la maggior parte di voi, il DNA è scritto dalla nascita in ognuna delle nostre cellule, o meglio, dipende dai cromosomi di mamma e papà, e dei nostri nonni e bisnonni, e prima ancora dei nostri antenati, ed è anche vero che ognuno di noi non può far nulla per sostituirlo del tutto, come è anche vero che tutti abbiamo nel nostro corpo delle cellule cancerose, ma, per esempio, noi tutti potremmo evitare che queste si attivino. Ma cosa è cambiato veramente nella nostra società ? perché troviamo sempre più persone con diverse patologie a carico, anche in giovanissima età ? Dalla letteratura internazionale risulta evidente che, sin dal primo dopoguerra e nell’ ultimo mezzo secolo, l’ambiente in cui viviamo è stato stravolto da tre grandi fattori:
  • Trasformazione dell’agricoltura e dell’allevamento, e quindi di tutta la catena alimentare
  • Aumento esasperato del consumo di zucchero e farine raffinate
  • Esposizione a numerosi agenti chimici e industriali
e non è un caso che questi tre fattori siano i pilastri fondamentali dello sviluppo di diversi agenti tumorali. Quello che vorremmo davvero far capire a qualsiasi lettore, è che i nostri cromosomi, come detto in precedenza, si sono formati centinaia di migliaia d’anni fa, quando i nostri antenati erano prima di tutto cacciatori e raccoglitori, ma, nonostante sia passato diverso tempo, i nostri geni si sono evoluti pochissimo, e quindi sono ancora sostanzialmente adatti all’ambiente dei nostri progenitori, e in modo particolare, quindi, delle loro fonti di cibo. In altre parole, la nostra fisiologia dovrebbe attenersi ad un’ alimentazione simile a quella dell’era in cui vivevamo di caccia e raccolta, con molta frutta e verdura, e ogni tanto pesce, carne, uova di animali selvatici, in un equilibrio perfetto tra acidi grassi omega 3 e omega 6, equilibrio della fisiologia perso a causa dell’ aumento smisurato di acidi grassi omega 6, dettato da un aumento altrettanto smisurato di zuccheri semplici e farine lavorate. Da questa prima introduzione, risulta evidente che ognuno di noi può davvero fare qualcosa per prevenire la maggior parte di diverse patologie della Sindrome Metabolica, soprattutto partendo dalla giovane età. Infatti, anche se è vero che purtroppo viviamo in un ecosistema molto diverso da quello del passato, con molto più inquinamento, sostanze tossiche di diverso genere: dall’ inquinamento industriale a diversi tipi di gas di scarico capaci di attivare più facilmente carcinogenesi (comparsa delle prime cellule tumorali), dobbiamo capire che è il nostro stile di vita che in molti casi può fare la differenza. Noi disponiamo di due farmaci senza obbligo di ricetta: l’alimentazione e l’attività fisica, ed è anche per questo che io e il mio collega, nonché amico, ci troviamo spesso in disaccordo con la maggioranza delle persone che sostengono che molte patologie dipendano dalla genetica, non a caso il direttore generale dell’OMS sostiene che fino all’ 80% dei casi di cancro potrebbero essere influenzati da fattori esterni, anche ambientali, ma primo fra tutti giochi un ruolo fondamentale lo stile di vita. Riguardo all’alimentazione che sia peggiorata in termini qualitativi sarà pur vero ma è vero anche che basta guardare nei carrelli della spesa di chi ci sta accanto al supermercato per vedere cibi spazzatura potenziali virus per entrare nel viaggio della sindrome metabolica e in casi ancor più gravi in malattie a volte terminali come i tumori, di solito nei carrelli troviamo pizza, pane, focacce, pasta, insomma le famigerate farine bianche raffinate, inoltre molto spesso sono accompagnate da bevande gassate e zuccherate ricche di quello zucchero raffinato che fino agli anni 40 era solo un miraggio a tavola ed ora rappresenta il fattore numero uno per l’insulino resistenza ma non solo, ed è per questo che la sindrome metabolica avanzerà ancora di più in questi anni visto che l’attività fisica rimane per la maggior parte delle persone solo una perdita di tempo a gratis, quindi smettiamola di dare solo la colpa alla genetica è vero ci saranno persone particolarmente portate all’obesità o disfunzioni tiroidee oppure con più cellule predisposte verso un determinato tipo di carcinoma ma io continuo a vedere persone che se ne fregano e non hanno rispetto per il loro corpo e la loro vita, come se la vita fosse qualcosa di regalato quindi perché curarsene . . . spero di aver suscitato in voi una sorta di interesse su questo argomento ricordandovi che purtroppo la sindrome metabolica è un biglietto di sola andata verso patologie sempre più importanti e in casi limite anche di svariati tipi di carcinomi.

Conclusioni:

Questo articolo non vuol essere di indicazione, ne’ vuol dare risposte ad alcuno, ma bensì creare delle domande in ognuno di noi…. Non vuol essere una bacchettata sulle mani per nessuno, ma solo aiutare chi ne sente il bisogno ad aver le idee un poco più chiare sull’argomento e su come migliorare la propria qualità di vita. Senza estremismi però, perché una pizza e una birra con gli amici non hanno mai ucciso nessuno, ne tanto meno instaurato stati di Sindrome Metabolica, come d’altra parte, però, la partitella a calcetto una volta la settimana non risolve il problema della troppo poca attività fisica nelle persone. Se giocate a tennis occasionalmente, vi sforzate di mangiate poco e avete, inspiegabilmente secondo voi, la pancetta, non cercate da qualcuno delle risposte, ma ponetevi delle domande!
Se non trovate il tempo per tenere alla vostra salute lo troverete per la vostra malattia