Il brutto delle Palestre

Il perchè della fuga

A solo pochi mesi dall’iscrizione, la percentuale di persone che abbandonano le palestre è molto elevata, perchè? Una domanda che noi addetti ai lavori, istruttori, personal trainers, proprietari di palestre, ci stiamo ormai ponendo da molto tempo.

Allenandomi in palestra, mi è capitato spesso di parlare con le persone da cliente a cliente, così, negli anni, ho potuto raccogliere molte opinioni, ma le più frequenti si riducono sempre a quattro o cinque.

La motivazione principale è sicuramente il mancato raggiungimento degli obiettivi che il cliente si era prefissato, spesso fatti sperare anche da avvenenti signorine alla reception della palestra, o dall’istruttore/trainer stesso. Soprattutto i più giovani, arrivano con aspettative ben al di sopra delle proprie possibilità genetiche, personali e tecniche. Ci si ispira a modelli visti in tv, sulle riviste del settore, o promessi in palestra, ma appena ci si accorge che impegno e fatica (ammesso che ci siano) non portano velocemente a quanto desiderato, ci si scoraggia del tutto e si torna spesso al pessimo binomio divano e cibo spazzatura. Fra l’altro, molti dei modelli di riferimento, hanno raggiunto livelli così alti, non solo grazie alla loro genetica e al duro allenamento, ma con l’utilizzo di sostanze di cui normalmente la legge non permette l’uso, se non dietro ricetta del medico specialista. Essere preparati a livello tecnico–scientifico e creare la giusta consapevolezza nel cliente, fa parte del nostro lavoro, o per essere più esatti, dovrebbe farne parte. Il fascino del “tutto subito e facilmente” rimane il più grande nemico da sconfiggere, per chi lavora in questo campo in modo serio: sicuramente, con le giuste indicazioni su allenamento, alimentazione, stile di vita si possono raggiungere dei risultati importanti per chiunque, ma sempre in base all’impegno personale, e al patrimonio genetico che ci hanno fornito mamma e papà. Quindi, far comprendere a quali vantaggi per la salute porta un buon programma di allenamento, e proporre obiettivi reali resta, a mio avviso, uno degli aspetti più importanti per evitare la fuga dalle palestre. È bene allora che il cliente sappia che deve pretendere personale qualificato, e soprattutto, che questo personale esiste veramente: allora, se vi siete trovati male, provate a informarvi e a cambiare, non pensate che tutte le palestre siano uguali!

Un’altra lamentela ricorrente riguarda il tipo di ambiente che si crea in alcuni centri, legato a frequentatori, ma in alcuni casi anche ad istruttori stessi. Le lamentele sono provocate dal narcisismo di queste persone che, mettendo al centro dell’universo il loro aspetto fisico, creano un’immagine della palestra e di chi la frequenta non proprio idilliaca, aggiungendo il grave sospetto (a volte, purtroppo, fondato) che si faccia uso di sostanze dopanti. Il loro comportamento verso gli altri è spesso discutibile, se non addirittura scorretto, e provoca quindi forte disagio, soprattutto in chi entra in palestra per le prime volte. Tutto ciò può sembrare banale, ma spinge moltissimi ad andarsene. Alcuni, per lo stesso motivo, non provano nemmeno ad entrarci, ritenendo l’ambiente frequentato esclusivamente da persone sciocche e superficiali, che passano ore ad allenarsi, rimirarsi allo specchio e ad esibirsi davanti agli altri.

In Italia poi, ci portiamo dietro un pregiudizio culturale che associa il corpo atletico e sano alla stupidità e all’ignoranza intellettuali. L’uomo di cultura dovrebbe essere indifferente, se non addirittura disprezzare il corpo, perché “è la testa che conta”. Tanto a queste persone così colte, quanto a tutti coloro che pensano solo a “diventare grossi”, vorrei ricordare che Cartesio è morto da tempo e che il corpo non è un oggetto, ma il nostro imprescindibile “essere al mondo” e dobbiamo aver quindi cura di noi stessi nella totalità che rappresentiamo. Anche la classe politica dovrebbe però ricordarsi di ciò, in quanto, indipendentemente dal partito di appartenenza, non ha mai realmente investito sulla cultura della salute e dello sport, nemmeno a livello scolastico.

Per tutti gli istruttori e P.T. che effettivamente vogliono fare il proprio lavoro con serietà e preparazione, può essere utile, allora, cercare una nuova strada che si indirizzi verso bacini d’utenza diversi: persone a cui non interessa andare in palestra per avere un fisico da mostrare quest’estate al mare, ma che sono attente sotto il profilo della salute. Non basta, dunque, fornire un pacchetto abbonamento che includa “la zona benessere” con sauna, bagno turco, estetista e quant’altro: bisogna creare ambienti dove vi sia un interesse olistico per ogni diverso soggetto. Il cliente deve poter seguire un percorso e apprendere nozioni importanti sul proprio star bene, seguito da personale qualificato che lavori in equipe, dove medici, personal trainers e psicologi sappiano interagire costruttivamente per il benessere della persona. Questa, anche se è la più lunga, è la via migliore da percorrere, soprattutto per le piccole palestre che non esercitano certo il fascino dei mega centri fitness. Questi ultimi, disponendo di tutte le novità del mercato e di ambienti bellissimi, nonostante l’abbonamento oneroso, ottengono un buon successo commerciale, probabilmente dovuto anche all’ambiente “in” che si viene a creare, certo non accessibile a tutti dal punto di vista economico. Il risultato è che le piccole palestre risultano “out”, se non puntano ad un servizio realmente di qualità.

In ultimo, poi, rimangono motivazioni come la mancanza di denaro e di tempo. Sul denaro ognuno deve fare una riflessione personale: il proprio star bene e la propria salute non valgono € 50,00 al mese? Ma di questi tempi c’è purtroppo realmente chi non se lo può permettere; allora credo che anche lo Stato dovrebbe riflettere e agevolare in termini economici la pratica di attività fisica, se vuole davvero ridurre le spese sanitarie che tanto gravano sul bilancio. Quanto alla mancanza di tempo, si rende spesso necessario un altro esame di coscienza: quante ore dedichiamo la settimana ad aperitivi, passeggiate nei centri commerciali, al guardare la televisione o a chattare su internet?

In ultima analisi, c’è bisogno di un cambiamento di mentalità sia da parte degli addetti ai lavori, sia da parte dei clienti. Bisogna promuovere un’immagine sana dell’ambiente fitness, che oggi sa essere anche molto serio e preparato dal punto di vista tecnico e scientifico, ma che è poco conosciuto al grande pubblico sotto questo punto di vista. Fare corretta informazione è fondamentale, e sarebbe interessante provare magari anche a utilizzare il mezzo televisivo per creare uno spazio che associ concretamente medicina e sport, invece che limitarsi al banale consiglio di almeno 30’ di passeggiata al giorno! Anche internet può essere un valido strumento in questa direzione, pur avendo lo svantaggio di raggiungere solo chi è già interessato all’argomento.

Gli utenti, da parte loro, dovrebbero capire che in gioco non c’è l’estetica (o almeno non solo quella), ma, soprattutto, il proprio benessere psico-fisico. “La salute prima di tutto”… non basta dirlo, bisogna crederci veramente e accettare anche che sono necessarie un po’ di costanza e di fatica per conquistarla!